Collegiata di San Michele Arcangelo
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Interno della Collegiata di San Michele Arcangelo

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Collegiata di San Michele Arcangelo

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Collegiata di San Michele Arcangelo


La Chiesa, dal 1353 eretta in Collegiata, è costruita nella zona iniziale del centro storico rivolta ad est su uno zoccolo artificiale di un precedente costruzione risalente al IX secolo. 


L’imponente edificio cultuale è costituito da due navate (S. Michele e S. Giovanni) ed è completato da un pregevole porticato quattrocentesco, suddiviso in due atri coperti con in travatura a capriata tra i quali si innesta l’ampia gradinata d’accesso, che – secondo un’ipotesi del Gavini – ha occupato lo spazio destinato alla primitiva terza navata. 


Il soffitto a cassettoni lignei della navata di S. Michele – realizzato nel 1911 da maestranze locali – nasconde quello a capriate con gli affreschi trecenteschi, attribuiti al Maestro di Offida e di cui restano alcuni quadri, recentemente restaurati, che rappresentano scene della vita di Gesù. Nella stessa navata sono ammirabili pregevoli tesori quali l’imponente statua lignea di San Michele del XIV secolo, la statua in terracotta policroma della Madonna delle Grazie del XIV secolo, il sarcofago quattrocentesco del Vescovo Amico Buonamicizia del 1457 e, dietro l’altare maggiore,  un prezioso coro ligneo intagliato, con leggio, eseguito dall’ebanista angolano Giuseppe Monti nel XVII secolo; da apprezzare anche i cinque cappelloni di altare in legno dorato, con pregevoli intagli, risalenti sempre al XVII secolo e realizzati da maestri di scuola napoletana.


Il portale ogivale, realizzato nel 1326 dallo scultore atriano Raimondo di Poggio, è opera di singolare suggestività: esso si apre al centro del lato che dà sul Corso, con grande effetto architettonico, interrompendo la maestosa cortina muraria del fianco, scandita da lesene di rinforzo e coronata superiormente da una cornice a piccoli archi sovrapposti. È ben visibile l’influenza della scuola atriana in quanto l’opera mantiene sostanzialmente, nella ricchezza e nella fantasia delle decorazioni e dell’impianto generale, l’andamento degli altri portali eseguiti dallo stesso artista; si distingue, tuttavia, dagli altri poiché cornice, arcate ed archivolti abbandonano il sesto tondo ed accettano il sesto acuto. Sono altrettanto importanti due plutei di pietra, posti alla base dei pilastri d’ingresso della scalinata, provenienti da un ambone dell’edificio del IX secolo.


Simbolo del primato della chiesa sul civile, la grande torre campanaria si innalza per 47 metri (misura equivalente alla lunghezza del porticato) ed è segnata da quattro marcapiani in laterizio lavorato. Due lapidi, poste sul lato sud-est della torre, fissano al 1425 la data della sua costruzione ad opera di maestranze napoletane ed al 1709 l’anno della ricostruzione del campanile, crollato a causa del terremoto del 1706.